VEGETALI O CARNE ARTIFICIALE?



Cliccando su questa foto sarete reindirizzati ad un interessante articolo dell'Indipendente a firma di Giampaolo USai che vi invito a leggere. Prendendo spunto da questo articolo mi interessa mettere in evidenza questo ultimo passaggio:


In Italia l’agricoltura produce il 7% del gas serra immesso nell’ambiente, il settore zootecnico il 5%. Cinquant’anni gli allevamenti avevano 40-50 mucche ma oggi non è più così: l’allevatore deve incrementare la produzione in quanto il guadagno dell’allevamento è basso. Quasi tutti i margini infatti, vanno alla grande industria e ai profitti degli altri componenti della catena produttiva, fautori dell’economia liberista e globalista. Se un litro di latte costa 1,35 euro, all’allevatore entrano in tasca 35 centesimi soltanto. A questo punto, è piuttosto semplice comprendere che, tornando ad un modello produttivo non globalizzato, un allevatore con un costo di 30 centesimi per ogni litro prodotto, potrebbe rivendere il latte a 60 centesimi, realizzando un giusto profitto e senza doversi avvalere degli altri attori della catena di distribuzione. Venderebbe il latte nella sua struttura aziendale o presso punti vendita della zona. In questo modo anche i consumatori spenderebbero meno. Tutti sarebbero più contenti, tranne i grandi industriali che guadagnerebbero meno o dovrebbero cercarsi un altro lavoro. Un ritorno al passato ma con il vantaggio delle conoscenze e tecnologie moderne che consentirebbero metodi di allevamento più sostenibili. Solo il tempo potrà rivelare quale tendenza prevarrà nei prossimi anni. Nel frattempo, non resta che far tutto il possibile per acquisire consapevolezza e informazioni accurate su queste questioni, sperando che alla fine non vinca il fronte di chi ha più soldi e mezzi per imporre soluzioni.

Ecco, evidenziato in arancione e sottolineato, dove dobbiamo sviluppare la tecnologia: in tutto ciò che ci consente di decentralizzare e valorizzare il locale in modo sostenibile. E' necessario superare la fase industriale/finanziaria che ha un impatto non sostenibile per la salute psicofisica dell'uomo e della natura; è necessario ritornare al passato e all'armonicamente integrato nella natura dove i rapporti umani/natura/animali sono fondamentali per rendere la terra il vero giardino recintato e protetto (etimologia ebraica di EDEN) ove tutti (animali inclusi) trovino la loro motivazione nel vivere. Una pecora è già di per se un essere geneticamente modificato, in natura la selezione avrebbe assolutamente reso impossibile la vita dell'ovino con la sua continua produzione di lana che diventa un ostacolo per la vita stessa. Se ci occupiamo della qualità della vita, e siamo consci del ciclo che essa rappresenta in questo spazio tempo che è comunque una rappresentazione legata a questo universo per noi di passaggio e diventa molto più importante il come abbiamo vissuto e il bene di cui abbiamo goduto e il modo in cui moriamo, piuttosto del quando si muore. Mettiamoci nei panni di una mucca, e pensiamo cosa può rappresentare la felicità per una mucca? La mucca è un'altra rappresentazione del Noi in questa realtà. Alla mucca piace pascolare in montagna, ruminare e meditare ai ca@@i suoi in quel mentre, essere munta quando ha troppo latte, farsi un torello ogni tanto (non so se questo sia più un piacere per il toro e un fastidio per la mucca, la prossima volta cedrò di reinbisteccarmi in mucca per comprendere a pieno), allevare il vitello nella sua mandria e se ha un riparo per la notte o in tempi più freddi avere fieno a volontà. IN questo modo sta vivendo un rapporto simbiotico con l'allevatore. In questo "contratto" tra mucca e allevatore deve essere garantito l'equilibrio del bene reciproco che prevede una collaborazione per vivere più sereni entrambi una qualità di vita migliore per la durata del contratto. Certo se fossi una mucca industriale, quale triste metafora sarebbe il mio contratto? Sarei una mucca in un Truman Show dove manco si occupano di edulcorare la mia mattanza. E quella carne non è più coltivata nell'amore, si sgonfia e non nutre, si putrefà. Coltivare la carne, richiede nuovamente molta energia ed è una operazione non sostenibile che mira a soddisfare bisogni indotti che poco hanno a che fare con il mantenimento del nostro eden. Fatte tutte queste considerazioni se la tecnologie è utile a superare il limite dell'umanità che è quello di fidarsi degli altri, allora questa tecnologia è la benvenuta. Se invece la tecnologia serve a risolvere il desiderio di pochi a scapito dei più e della natura, allora risulta dannosa anche per coloro che pensano di trarne un vantaggio immediato e che pagheranno nel tempo.


Impariamo ad essere equilibrati e a vivere con amore. Nell'amore c'è anche la morte che è solo un passaggio ad un altra dimensione, sia per noi umani, sia per animali e piante,. Anch'esse sono forme di vita, di cui dobbiamo occuparci per garantire loro una vita serena... e se ci reinvegetassimo in una pianta, quali sarebbero le nostre sensazioni e la nostra percezione di vita serena?

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